COME
UN VIOLINO
Come
una piuma
nel
vento,
una
fiaba sussurrata
nella
notte,
un
cielo visto
dal
riflesso
di
uno specchio
di
una stanza
vissuta
e respirata,
ma
nascosta
nell'incostanza.
Come
un violino
in
un angolo buio,
che
sogna
un
assolo
sulla
scena in luce
del
mondo,
come
una luna lontana
che
strega
e
cambia le maree,
così
una donna
sa
misteriosamente
essere,
aspettando
il silenzio
che
profetizza
l'amore.
Gabriella Stigliano
Nostalgia, di Giuseppe Ungaretti
Quando
la notte è a svanire
poco
prima di primavera
e di rado
qualcuno passa
Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di
pianto
In un canto
di
ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di
una ragazza
tenue
Le nostre
malattie
si fondono
E come portati via
si rimane.
UN VENTO SENZA NOME
Il vento oggi ha portato con sé
Un racconto che parla di te
Da quel giorno
Che il cielo era viola
Che eri seduta lì
Non sei più tornata
Sei stata di parola
Non ti sei fermata
Con il vento sei andata
Via da te
Via da qui
Via da tutto quello che
Intanto molto lontano da qui
Io ti vedo, ora sorridi così
Hai lasciato
E ti chiedi chi hai amato
Non sei più tornata
Sei stata di parola
Non ti sei voltata
Con il vento sei andata
Via da te
Via da qui
Via dalla notte infinita
Ed una mattina sei uscita
Non sei più tornata
Sei stata di parola
Non ti sei fermata
Con il vento sei volata via da quel che non è giusto
Questo vento non avrà padrone, non avrà governo
Questo vento senza nome attraverserà l'inverno
Via da te
Via da qui
Via dalla notte infinita
Ed una mattina che sei uscita
E sei volata via
Nel vento
"Vivevo nell'errore, ma sembrava che proprio nell'errore mi si presentava la vita"
Gabriella Stigliano
"Può essere che il tempo abbia parlato troppo, ma io non ho ascoltato"
Gabriella Stigliano
TI GUARDO E IL SOLE CRESCE
Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte
Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore
E' l'inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell'alba alle porte dell'ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti
Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno
Paul Eluard
Duplice è la nostra vita: il sonno ha il suo proprio mondo
un confine tra le cose chiamate impropriamente
morte e esistenza: il Sonno ha il proprio mondo,
e un vasto reame di sfrenata realtà;
e nel loro svolgersi i sogni hanno respiro,
e lacrime e tormenti e sfiorano la gioia;
lasciano un peso sui nostri pensieri da svegli,
tolgono un peso dalle nostre fatiche da svegli,
dividono il nostro essere; diventano
parte di noi stessi e del tempo,
e sembrano gli araldi dell'eternità;
passano come fantasmi del passato, parlano
come Sibille dell'avvenire; hanno potere-
la tirannia del piacere e del dolore;
ci rendono ciò che non fummo, secondo il loro volere,
e ci scuotono con dissolte visioni,
col terrore di svanite ombre. Ma sono veramente così?
Non è forse tutto un'ombra il passato? Cosa sono?
Creazioni della mente? La mente sa creare
sostanza, e popolari pianeti, di sua fattura,
di esseri più splendenti di quelli mai esistiti,
e dare
respiro e forma che sopravvivono alla carne.
Lord George Gordon Byron (da "Il Sogno")
LA CITTA'
Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina".
Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c'è nave non c'è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra.
C. KAVAFIS
Ore di malinconia
Chi è felice profana la Natura.
La terra è il santuario del dolore.
Pianto di pena ignota stilla l’alba;
le sere orfane, pallide, afflitte;
l’anima eletta leva un canto triste.
Odo sospiri nei venti di ponente.
Scorgo rimpianto nelle viole.
Avverto la vita dolente della rosa,
i prati colmi di misteriosa pena;
nel folto bosco un gemito risuona.
Gli uomini onorano chi è felice,
e lo celebrano gli pseudopoeti.
Ma la Natura tiene le porte chiuse
a chi crudele e indifferente ride,
ride straniero in patria sventurata.
C. KAVAFIS