mercoledì 12 aprile 2017

In finale...


COME UN VIOLINO

Come una piuma
nel vento,
una fiaba sussurrata
nella notte,
un cielo visto
dal riflesso
di uno specchio
di una stanza
vissuta e respirata,
ma nascosta
nell'incostanza.
Come un violino
in un angolo buio,
che sogna
un assolo
sulla scena in luce
del mondo,
come una luna lontana
che strega
e cambia le maree,
così una donna
sa misteriosamente
essere,
aspettando il silenzio
che profetizza
l'amore.


                            Gabriella Stigliano


martedì 11 aprile 2017

La nostalgia......etimlogicamente sarebbe il dolore del luogo del ritorno....

Nostalgia, di  Giuseppe Ungaretti

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie
si fondono

E come portati via
si rimane.

domenica 2 aprile 2017

Una canzone di Irene Grandi....per continuare ad "essere"

UN VENTO SENZA NOME

Il vento oggi ha portato con sé
Un racconto che parla di te
Da quel giorno
Che il cielo era viola
Che eri seduta lì
Non sei più tornata
Sei stata di parola
Non ti sei fermata
Con il vento sei andata
Via da te
Via da qui
Via da tutto quello che

Intanto molto lontano da qui
Io ti vedo, ora sorridi così
Hai lasciato
E ti chiedi chi hai amato

Non sei più tornata
Sei stata di parola
Non ti sei voltata
Con il vento sei andata
Via da te
Via da qui
Via dalla notte infinita
Ed una mattina sei uscita
Non sei più tornata
Sei stata di parola
Non ti sei fermata
Con il vento sei volata via da quel che non è giusto
Questo vento non avrà padrone, non avrà governo
Questo vento senza nome attraverserà l'inverno

Via da te
Via da qui
Via dalla notte infinita
Ed una mattina che sei uscita
E sei volata via
Nel vento

domenica 19 marzo 2017

Tra me e me


"Vivevo nell'errore, ma sembrava che proprio nell'errore mi si presentava la vita"

                                             Gabriella Stigliano



"Può essere che il tempo abbia parlato troppo, ma io non ho ascoltato"

                                               Gabriella Stigliano                                     

sabato 18 marzo 2017

Poesia di Paul Eduard


TI GUARDO E IL SOLE CRESCE

Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte

Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore

E' l'inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell'alba alle porte dell'ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti

Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno
                                                                            

                                             Paul Eluard

Lord Byron ed il suo poetare

Duplice è la nostra vita: il sonno ha il suo proprio mondo
un confine tra le cose chiamate impropriamente
morte e esistenza: il Sonno ha il proprio mondo,
e un vasto reame di sfrenata realtà;
e nel loro svolgersi i sogni hanno respiro,
e lacrime e tormenti e sfiorano la gioia;
lasciano un peso sui nostri pensieri da svegli,
tolgono un peso dalle nostre fatiche da svegli,
dividono il nostro essere; diventano
parte di noi stessi e del tempo,
e sembrano gli araldi dell'eternità;
passano come fantasmi del passato, parlano
come Sibille dell'avvenire; hanno potere-
la tirannia del piacere e del dolore;
ci rendono ciò che non fummo, secondo il loro volere,
e ci scuotono con dissolte visioni,
col terrore di svanite ombre. Ma sono veramente così?
Non è forse tutto un'ombra il passato? Cosa sono?
Creazioni della mente? La mente sa creare
sostanza, e popolari pianeti, di sua fattura,
di esseri più splendenti di quelli mai esistiti,
e dare
respiro e forma che sopravvivono alla carne.
Lord George Gordon Byron (da "Il Sogno")

venerdì 17 marzo 2017

Due poesie di Kavafis


 LA CITTA'

Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina".

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c'è nave non c'è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra.



                                                              C. KAVAFIS

Ore di malinconia

Chi è felice profana la Natura. La terra è il santuario del dolore. Pianto di pena ignota stilla l’alba; le sere orfane, pallide, afflitte; l’anima eletta leva un canto triste.
Odo sospiri nei venti di ponente. Scorgo rimpianto nelle viole. Avverto la vita dolente della rosa, i prati colmi di misteriosa pena; nel folto bosco un gemito risuona.
Gli uomini onorano chi è felice, e lo celebrano gli pseudopoeti. Ma la Natura tiene le porte chiuse a chi crudele e indifferente ride, ride straniero in patria sventurata.

                                                                 C. KAVAFIS